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FEDERICO GRISONE
Nel considerare i suoi metodi e le sue teorie, improntate ad un controllo che noi definiremmo "duro" del cavallo, bisogna tenere conto del materiale equino che il Grisone aveva a disposizone, costituito da animali che erano i diretti discendenti dei pesanti cavalli usati per tutto il Medioevo (*), massicci e con scarso impulso. Egli per esempio raccomandava di non rendere pieghevole l'incollatura, raccomandazione che per noi è comprensibile solo se si tiene conto che simili cavalli, se avessero avuto una incollatura flessibile e cedevole, non solo avrebbero perso tutto l'impulso ma avrebbero potuto mettere in atto incertezze e difese. |
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Per raccogliere il Grisone posteriore raccomandava l'uso severo di speroni e prescriveva di passeggiarli in campi arati, nei torrenti, nella sabbia, come allenamento, per ottenere quella leggerezza di spalle che mancava a questi animali. I maestri che seguirono furono molto avvantaggiati dall'avere a disposizione cavalli più fini e leggeri, come Berberi e Spagnoli, ed anche le selle e i finimenti si erano fatti meno pesanti e più funzionali. Nonostante questo, il Grisone diede prova nei suoi scritti, di comprendere pienamente le azioni, e le opposizioni, le difese e gli aiuti per mettere il cavallo in una giusta azione, con una profonda comprensione anche del suo carattere.
Cesare Fiaschi Sei anni dopo la pubblicazione dell'opera del Grisone un altro grande maestro dà alle stampe un trattato intressante. Si tratta del ferrarese Cesare Fiaschi, fautore di un'equitazione più accademica, intesa come esercizio di obbedienza e di eleganza, i cui tempoi sono scanditi dalla musica. Grande importanza egli attribuisce alla ferratura e alle imboccature, tanto da descrivere bel suo libro ben 38 tipi di morso. |
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| Stampe tratte dall'opera di Fiaschi | |||
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(*) I CAVALLI NEL MEDIOEVO Per tutta l'antichità e nel Medioevo il cavallo fu montato per la guerra, mentre i tornei e la caccia rappresentavano soprattutto dei momenti di allenamento allo scontro armato e al maneggio delle armi. I cavalieri erano coperti di ferro dalla testa ai piedi e in molti casi venivano issati in sella con l'aiuto di carrucole. Anche il cavallo era adeguatamente difeso da piastre metalliche sul petto, sul collo e sulla testa. Una così pesante bardatura rendeva il cavaliere impacciato nei movimenti e non era nelle condizioni di controllare efficacemente la cavalcatura disponendo come aiuti solo dei lunghi acuminati speroni e del morso dalle potenti leve. I cavalli che venivano utilizzati erano quindi di taglia pesante per poter trasportare un simile peso, di carattere freddo e di nessuna agilità. Quando fu inventata la polvere da sparo e comparvero le armi da fuoco si ebbe un rapido declino della cavalleria tradizionale; innanzitutto divennero inutili le pesanti armature; fu poi necessario mutare le tattiche della cavalleria, che da arma di sfondamento divenne importante massa di manovra che sul campo di battaglia poteva giocare un rolo decisivo proprio grazie alla velocità e duttilità del suo impiego. Da qui la necessità di adeguare i movimenti della cavalcatura ai gesti che il cavaliere faceva nel maneggio delle armi, il che implicava naturalmente una sottomissione completa del cavallo e un suo addestramento preciso. Nasce allora un nuovo iinteresse per l'equitazione e per il cavallo, che viene finalmente studiato nella sua struttura e nei suoi movimenti. Si miglirano le razze e si scrivono trattati che affrontano una vasta gamma di problemi. Si riscoprono e si studiano i classici a cominciare da Senofonte, e con la stampa di recente invenzione di diffondono le nuove idee. |